I Carnevali Storici della Valle d’Aosta

Carnaval Historique de Verrès

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Correva l’anno 1449, Caterina di Challant ed il consorte Pierre d’Introd, scortati da alcuni uomini armati, scesero a Verrès. Dopo aver pranzato presso il Reverendo Pietro de Chissé, prevosto della collegiata di Saint Gilles, si recarono nella pubblica piazza sottostante la chiesa. Al suono del piffero e del tamburo tutti si misero a ballare e Caterina, per ingraziarsi i popolani, lasciò il consorte e danzò con la balda gioventù del paese. L’astuta mossa di Caterina volta a far trasparire l’umiltà e la vicinanza al popolo del sovrano funziona e il popolo inneggia alla casa reale al grido:

“Vive Introd et Madame de Challant”

L’eco di questo gioioso grido è udibile ancora oggi. Gli oltre 500 anni trascorsi non hanno cancellato il ricordo di quella giornata di festa e così ogni anno tutta Verrès attende trepidamente e con molto entusiasmo la celebrazione del carnevale.
Il programma è ricco, ogni anno vengono proposte sfilate in costume seguite da un suggestivo veglione nei saloni del castello che domina il paese.
Tra i figuranti più importanti il gruppo di araldi e tamburi che accompagna ogni spostamento del corteo, i cavalieri di Caterina che proteggono la sovrana, e il gran ciambellano vero e proprio showman del carnevale.
Ma ovviamente i protagonisti indiscussi sono Caterina e Pierre d’Introd nominati ufficialmente il giorno dell’epifania, fanno la loro comparsa in costume la prima sera di carnevale durante la presentazione dei personaggi nella piazza del paese.
Al termine della presentazione la storia si ripete e Caterina scende in piazza per ballare con la balda gioventù del paese.
Nella 4 giorni di festa non mancano le grandi abbuffate a base di fagioli, cotechino e salumi della tradizione, irrorati con la birra locale del Birrificio Verreziese.

Carnevale Storico di Pont-Saint-Martin

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Il Santo Vescovo Martino e Satana; il Console Romano, i Tribuni della Plebe, le Guardie Romane e il loro Comandante ed i Salassi; infine la Ninfa del Lys accompagnata dalle due Ancelle.
Ciascuno di questi personaggi rappresenta un aspetto del carnevale: la storia dell’invasione romana della Valle d’Aosta, la leggenda che vede il Diavolo costruire un ponte per far transitare San Martino e poi si ritrova da lui beffato e la leggenda della fata del Lys che vuole per rabbia distruggere il paese, ma poi si intenerisce e lo risparmia.
Il Carnevale di Pont-Saint-Martin è sicuramente il più leggendario dei carnevali presenti in Valle d’Aosta.
Un momento particolare è la corsa delle bighe: ogni rione o “Insula” ha una propria biga e un proprio equipaggio costituito da un auriga e da atletici ragazzi o ragazze che provvedono al “traino”.
Il martedì è il giorno della sfilata dei carri allegorici provenienti dal paese e dai vicini centri del Piemonte e della Valle d’Aosta e della celebre fagiolata. La giornata termina sotto l’arcata dell’antico ponte romano con il rogo del Diavolo ed un’esplosione di fuochi piromusicali.
Ovviamente anche a Pont-Saint-Martin il gusto non manca, soprattutto per i piccini con le bugie e i biscotti dell’azienda agricola Bonne Vallée della famiglia Chappoz.

I carnevali della Coumba Freida

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Gli spifferi gelidi che soffiano nella Valle del Gran San Bernardo le hanno valso nel tempo il soprannome di “Coumba Freida”.
Tuttavia, il freddo e il gelo sono attenuati in febbraio dal calore e dalla passione con la quale gli abitanti della valle del Gran San Bernardo si dedicano all’organizzazione del carnevale più curioso della Valle d’Aosta.
I costumi tipici di questo spettacolo rievocano il passaggio dei soldati al seguito di Napoleone nel maggio del 1800.
Un’altra versione più fantasiosa racconta che il carnevale sarebbe nato all’occasione del matrimonio di due sempliciotti già un po’ anziani. Gli abitanti del villaggio avevano deciso di festeggiarli e di divertirsi (come avevano l’abitudine di fare durante tutti gli altri matrimoni), ma provavano un certo imbarazzo all’idea di presentarsi in chiesa con gli abiti della domenica e decisero così di indossare degli abiti inusuali.
Le landzette, bizzarre e per certi aspetti inquietanti maschere di questo carnevale, sono costumi colorati e cappelli che ricordano le uniformi napoleoniche. Questi abiti costosi, confezionati interamente a mano, sono adorni di perline e paillette e di specchietti che riflettono la luce e allontanano le forze maligne.
Il volto delle landzette è coperto da una maschera un tempo di legno; in mano tengono crine di una coda di cavallo e in vita hanno una cintura munita di un campanello. Questi ultimi elementi vengono interpretati dagli antropologi come strumenti simbolici per scacciare gli spiriti avversi.
Tutti i comuni della vallata, con varianti più o meno importanti, hanno consuetudini simili. Il carnevale della Coumba Freida è un carnevale decisamente particolare, carico di mistero, storia e tanta stravaganza certamente da scoprire. Il punto in comune tra tutti è sempre lo stesso, lo stare assieme in compagnia tra boudin, saucesses e birra Artigianale del Gran San Bernardo.

Altri Carnevali

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Per molti paesi valdostani il carnevale rappresenta un momento di grande coesione sociale, che coinvolge praticamente tutta la popolazione.

A Courmayeur, il cui carnevale celebra il ritorno della natura alla fecondità, interessante è la badoche, tradizionale danza popolare che affonda le sue radici in riti antichi; importante è anche la sfilata di carri allegorici.

Per Nus il carnevale è, da più di 50 anni, un appuntamento che si ripete, puntualmente, nei tre giorni che precedono le Ceneri. La manifestazione prende spunto dalla storia dei Baroni di Nus, e si ispira a eventi storici del ‘300; i “Seigneurs” scendono dal vecchio castello, accompagnati da una fiaccolata, squilli di trombe, rulli di tamburi, araldi e un pimpante ed elegante seguito.

Il carnevale di Saint-Vincent vede i bambini padroni indiscussi del paese: con la cerimonia di investitura del Piccolo Sindaco e del suo seguito si apre ufficialmente, il “Carnevale dei piccoli” e, per 11 giorni, la cittadina è “governata” dai bambini delle scuole elementari. Durante l’intero periodo, opera uno speciale corpo di “piccoli vigili”, che ha facoltà di elevare contravvenzioni/offerte ai meno rispettosi del codice stradale; il denaro ricavato è devoluto in beneficenza.

Degno di nota è il Carnevale Storico di Breuil Cervinia. L’evento consiste in una rievocazione a cavallo tra storia e leggenda che porterà a Cervinia i personaggi storici di Verrès Pierre d’Introd e Caterina di Challand con il suo seguito di Uomini della Contessa con gli araldi e il Gran Ciambellano. Ad essi si accompagneranno i Costumi di Breuil Cervinia e le figure leggendarie della Dama Bianca e del Gigante Gargantua. L’evento mette in scena la leggenda della Dama Bianca, fanciulla estremamente bella che il Gigante Gargantua decise di rapire ma l’insistenza con cui i valdostani si lanciarono alla sua ricerca convinse il gigante a rilasciarla e a restituirla all’affetto dei suoi compaesani.

Infine il carnevale storico di Ivrea, ormai meta di molti valdostani, è uno dei carnevali più celebri del nord Italia.
Noto ai più per la spettacolare Battaglia delle arance che si svolge per tre giorni nelle principali piazze cittadine, il Carnevale eporediese si caratterizza per un complesso cerimoniale che attinge a diverse epoche storiche fino a culminare nel Corteo Storico. Vera protagonista è la Mugnaia, simbolo di libertà ed eroina della festa sin dalla sua apparizione nel 1858. Ad accompagnarla il Generale, di origine napoleonica che guida il brillante Stato Maggiore, e a seguire il Sostituto Gran Cancelliere, cerimoniere e rigido custode della tradizione, i giovanissimi Abbà, due per ognuno dei cinque rioni e il Podestà, rappresentanti del potere cittadino. A scandire il Corteo le note delle pifferate degli amati Pifferi e Tamburi. Lo spirito dello Storico Carnevale d’Ivrea, vive nella rievocazione della sollevazione del popolo contro il Marchese di Monferrato che affamava la città. Nella leggenda fu il gesto eroico di Violetta, la figlia di un mugnaio, a liberare il popolo dalla tirannia. Ribellatasi allo ius primae noctis imposto dal barone, Violetta lo uccise con la sua stessa spada e la celebre Battaglia delle arance rievoca proprio questa rivolta. In segno di partecipazione alla festa tutti i cittadini e i visitatori, a partire dal Giovedì Grasso, su ordinanza del Generale, scendono in strada indossando il classico Berretto Frigio, un cappello rosso a forma di calza che rappresenta l’adesione ideale alla rivolta e quindi l’aspirazione alla libertà, come fu per i protagonisti della Rivoluzione Francese.

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